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Si sta bene a gridare dall’opposizione, poi dal governo si cercano scuse

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di Marco Biondi

Io m’informo. Per capire di politica informarsi è fondamentale; non ci si può formare una opinione definita se non si leggono programmi, dichiarazioni, interviste che riguardino tutti  i principali partiti. Ultimamente diverse dinamiche mi hanno incuriosito e, seppure a prima vista appaiano totalmente sconnesse tra di loro, io ci vedo una relazione stretta.

Ad esempio, in realtà non è una notizia ma un documento programmatico, prendo il Terzo Polo. Nel manifesto per l’Italia che è stato recentemente presentato, Carlo Calenda fornisce una serie di esempi per avvalorare la propria idea: le differenze tra destra e sinistra esistono in campagna elettorale, ma poi, alla prova dei fatti, miracolosamente scompaiono durante l’azione di Governo. In altre parole, dall’opposizione si urla e si scalpita contro misure e situazioni che poi, una volta al governo, restano bellamente intonse, o sono modificate in superficie senza intaccarle in profondità.

Se si legge quel manifesto, si trovano esempi su vari campi: le accise sui carburanti (delle quali si parla molto in questi giorni), l’imposizione fiscale, l’immigrazione, i condoni, i diritti civili, la sanità. In pratica sono pochissime le cose realmente realizzate o cambiate che hanno caratterizzato l’azione dei Governi di destra o di sinistra che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Le poche delle quali abbiamo traccia nel corso della seconda Repubblica, sono limitate principalmente al Governo Renzi, di quasi dieci anni fa.

Ma lo scopo di questo articolo non è certo quello di fare uno spot elettorale, bensì quello di presentare una riflessione su come, chi sta all’opposizione abbia vita più facile a guadagnare consensi o a illudere gli elettori sulla realizzabilità di misure in netta discontinuità con chi si trova con l’onere – fortemente voluto, mica gliel’ha ordinato il medico – di governare. E’ ovvio che i paletti nei quali è contenuta l’azione di ogni Governo restino sempre gli stessi. Nessuno, di là delle dichiarazioni in campagna elettorale, si sogna di mettere in discussione l’adesione all’Europa, la tenuta dei conti, l’Alleanza Atlantica. E se le risorse non ci sono, diventa difficile incidere sulla pressione fiscale in modo sostanziale, magari anche semplicemente riducendo il peso del cuneo fiscale, finanziare la Sanità e la cultura. Mentre sulle azioni più divisive (immigrazione, diritti civili, ecc.) la paura di perdere voti prevale sulla voglia di operare dei cambiamenti.

Con queste poche righe un’unica certezza, per quel che vale: le campagne elettorali, tutte, da destra a sinistra, ci prendono un po’ in giro, tutti, chi più spudoratamente (vedi tutto ciò che Meloni ha promesso in 45 giorni e nulla ha fatto) chi con un po’ più di garbo, salvo scontrarsi a sua volta con i limiti del governare. Dovremmo solo stare attenti a non dimenticare i dieci anni circa di governi tecnici, che hanno intorbidito le acque ancora di più.

 

 

(14 gennaio 2023)

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