Cani, marciapiedi e cittadini….

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di Pa.M.M.

La gradevole cittadina nella quale ho scelto di vivere pro tempore, come se la vita stessa non fosse pro tempore, così rapita dall’insostenibile leggerezza dell’essere da essersi addirittura intitolata il nome di alcune costruzioni tipiche locali, è vittima del vizio comune al paese intero che è diventato quello del considerare gli animali più importanti degli umani. E di trasmettere al proprio animale le proprie maleducazioni.

Senza perdere tempo in banalità come quella di scervellarsi su chi è il miglior amico di chi, in questo luogo dove il volume delle conversazioni è gestito a un livello intollerabile, dove le “e” sono più aperte delle finestre a luglio, dove si conversa del nulla per rendersi interessanti, gli umani hanno pensato bene di trasmettere ai cani che portano allegramente in giro quadrupedi scagazzanti ad ogni angolo con buona parte dei padroni che si guardano bene dal raccogliere la deiezione (che naturalmente chiamano merda), buona parte delle loro pessime abitudini.

Avendo dunque imparato a gridare mentre conversano per strada così che li possano sentire anche le case a fianco – non è esibizionismo è cattivo gusto, ma loro non lo sanno – ritengono che anche ai loro cani sia concessa la stessa libertà di rendere partecipi i cittadini dell’isterico abbaiare che distrugge i nervi. Si assiste quindi, non necessariamente impegnando la vista, alla passeggiata di cagnetti e cagnoni che abbaiano come ossessi per strada, dai balconi, spesso per lunghi quarti d’ora, senza che nessuno dei proprietari – coloro che dovrebbero educarli, ma per educare una educazione bisogna prima averla – dica una parola. Poi ci sono gli incontri lungo i marciapiedi di signore con cagnetti da compagnia che, generalmente agli angoli delle strade, si cambiano quelle che ritengono essere opinioni e punti di vista sul nulla mentre i cagnetti continuano ad abbaiare, defecando spesso in loco, senza che loro ci facciano caso. Le museruole, e si chiude qui questo triste racconto di inciviltà, sono sconosciute nell’amena località che mi ospita pro tempore: sconosciute come la buona educazione e il buon gusto.

A consolazione del tristo momento il fatto che ci si può liberare di loro, padroni cafoni e cani puzzoni, cambiando città. Non succede la stessa cosa con i cattivi costumi che te li porti dietro senza nemmeno sapere di averli. Anzi, spesso ti ci senti così bene dentro da  scambiarti per civile.

 

(29 novembre 2022)

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