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Accostare “antifascismo e mafia è più che imbarazzante”. Il comunicato dei Giovani Democratici

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di Redazione Livorno
Le parole che ci tocca leggere dall’intervista del Presidente di azione universitaria e Consigliere comunale di Piombino, Elvis Cosimi, in cui si accostano antifascismo e mafia, sono imbarazzanti.
Siamo sicuri di non essere gli unici imbarazzati dalla gravità di questa affermazione e, anzi, le parole del sindaco di Piombino ci confermano che siamo in buona compagnia: mentre da più parti si levano richieste di dimissioni di Cosimi e di presa di distanza dalle sue affermazioni da parte della maggioranza che governa ci si nasconde dietro le parole del sindaco, che derubrica tutto a un errore giovanile.

Solito modus operandi Fratelli d’Italia: da una parte si raccontano come partito moderato e di governo, dall’altra ogni tanto qualche esponente (locale o nazionale) si lancia in improbabili “fughe in avanti” dal sapore nostalgico e sul partito cala il silenzio.

Bisogna essere chiari: l’unica cosa a calare è la maschera, perché se le “mele marce” possono esserci ovunque è la reazione delle organizzazioni a cui appartengono che le qualifica davvero e derubricare certe affermazioni a una semplice “dichiarazione superficiale”, senza prendere nessun tipo di provvedimento, significa che certe posizioni tornano utili e trovano una certa condivisione nell’elettorato e nei militanti di FDI.

FOCUS: IL CASO COSIMI A PIOMBINO

Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Elvis Cosimi, ha suscitato una forte polemica politica a seguito del suo commento social: “L’antifascismo è mafia”. Le forze di opposizione hanno risposto compattamente chiedendo le sue dimissioni.

“Le esternazioni di Cosimi rappresentano una grave superficialità e un colpevole segnale di inesperienza. Non c’è spazio per le giustificazioni.”

Il sindaco Francesco Ferrari ha così stigmatizzato l’accaduto, dissociandosi pubblicamente dalle parole del consigliere e richiamandolo alla responsabilità verso le istituzioni cittadine.

Accostare l’antifascismo alla mafia dimostra un’ignoranza pericolosa, molto pericolosa: l’antifascismo nasce per reagire con coraggio a un regime repressivo, criminale e totalitario, un regime in cui non avrebbe fatto piacere vivere nemmeno ai tanti che se lo portano spesso alla bocca a sproposito. Lo stesso Cosimi, nella sua intervista al Tirreno, riconosce che l’antifascismo “era una cosa nobilissima”, da lui “appoggiata e rispettata”: peccato poi sfociare nell’assurdità di dire che il fascismo (come ideologia) sia finito nel 1945 e che quindi l’antifascismo sia diventato, e citiamo, “andare alle manifestazioni e prendere a martellate i poliziotti”.

Per aggiungere bianco allo splendore, poi, dimostra anche di non avere la minima idea di cosa sia la mafia, sostenendo che lo sia questo “nuovo antifascismo”, mettendo di mezzo il movimento globale Antifa come se questo comprendesse il sentimento generale e popolare che poi è, concretamente, l’antifascismo. Diciamocelo: la toppa, in questo caso, è stata peggio del buco.
Una confusione dovuta alla testuggine, lapsus freudiano: testardaggine, nel provare a giustificarsi invece di comprendere che le istituzioni sono un luogo di rappresentanza e applicazione dei principi costituzionali del nostro paese: l’antifascismo non è appannaggio di nessuna parte politica, non è “di sinistra”, deve essere la base di ogni idea politica del nostro paese. Il fascismo è un’ideologia e come tale non morirà mai: morto nel 1945 il regime fascista, che quella ideologia la trasformava in metodo di governo, potrebbe nascerne un altro.
Ed è giusto e necessario continuare ad essere antifascisti (che non vuol dire altro che rifiutare questa ideologia totalitaria, razzista e classista) e opporsi a qualunque tentativo di restaurare il fascismo.

É bene ribadirlo: essere antifascisti non vuol dire essere solamente di sinistra, vuol dire credere in una società in cui tutti abbiano il diritto di esprimere le proprie idee convivendo con gli altri. Ci si chieda, semmai, perché la sinistra sembra essere rimasta sola nell’affermazione di questo principio, mentre gli altri partiti sembrano esserselo dimenticato: basti pensare alla seconda carica dello stato, Ignazio La Russa, e alle sue dichiarazioni sulle bande musicali naziste di via Rasella, che da musicisti facevano suonare più che altro le canne dei fucili, o al busto di Mussolini che, con orgoglio, ribadisce di avere in casa.

Il paragone con la mafia poi è, prima di tutto, uno sfregio intollerabile alla memoria delle vittime della criminalità organizzata e ai loro familiari. La mafia è stragi, oppressione, controllo violento del territorio e negazione della libertà, valori ben lontani dall’antifascismo. La più importante legge antimafia del nostro paese, infatti, porta la firma di Pio La Torre (deputato del Pci ucciso dalla mafia) e di Virginio Rognoni deputato della sinistra Dc, che è morto qualche anno fa definendosi fino all’ultimo antifascista. Erano molto più regolari, invece, i rapporti tra estrema destra e mafia a cavallo degli anni 70 e 80, mentre infiltrazioni fasciste si annidavano dietro gli omicidi di Pio La Torre e Piersanti Mattarella.

Il consigliere Cosimi dimostra di avere ancora molta storia da imparare: il fatto, però, che dopo tali affermazioni non abbia sentito il dovere di chiedere, semplicemente, scusa alla comunità piombinese dimostra la sua inadeguatezza a ricoprire il ruolo di consigliere comunale. Peggiori sarebbero delle scuse di circostanza, che servirebbero solo per salvare la maschera moderata del Sindaco, senza comprendere quanto siano gravi le sue dichiarazioni visto che alla prima opportunità di correggersi si è ribadito. Piombino è la città alla Medaglia d’Oro al Valore Militare per la Resistenza opposta ai Fascisti, quindi le sue dichiarazioni sono in contrasto con la storia della città e farebbe bene a rassegnare le proprie dimissioni.

Così una nota stampa congiunta a firma Edoardo Parello, segretario federazione GD Val di Cornia – Elba e Bernardo Taddei, segretario federazione GD Livorno.

 

 

(3 febbraio 2026)

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