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Gestire gli open data sulla ricerca, la Toscana diventa un modello nazionale

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di Redazione #Toscana twitter@firenzenewsgaia #Ricerca

 

La gestione dei dati sulla ricerca in formato aperto realizzata dalla Regione Toscana fa scuola. Già nel 2018 l’esperienza del portale Toscana Open Research, tenuto a battesimo l’anno precedente, era stata condivisa con Calabria, Sicilia, Basilicata e Puglia. La novità era quella allora di una piattaforma che incrociava dati messi a disposizione da soggetti diversi, con diversi formati e diverse classificazioni. Adesso il progetto diventa un modello anche informatico riconosciuto da Agid, ovvero l’agenzia tecnica della Presidenza del Consiglio che ha il compito di garantire gli obiettivi dell’agenda digitale: un esempio a suo modo di quello che potrebbe essere il web semantico.

La questione è presto spiegata. Proviamo infatti a considerare la rete come un grande archivio, dove poter trovare un’immensa quantità di documenti. I motori di ricerca ci aiutano a farci strada tra i suoi meandri, ma lavorano solo su parole chiave e non sempre riescono a stabilire una connessione, semantica appunto, tra il significato esatto della domanda che viene posta e i contenuti sparsi nel web. Perché questo avvenga in modo automatico serve quello che informatici e logici chiamano ‘ontologia’, ovvero una rappresentazione e formalizzazione dei concetti e delle relazioni che caratterizzano una certa area di conoscenza. Ed è quello che è stato sperimentato da Toscana Open Reasearch, integrando dati provenienti da fonti diverse e permettendo a gli utenti di accedervi per mezzo di interrogazioni.

“Il risultato dell’iniziativa – spiega la vice presidente ed assessore alla ricerca della Toscana, Monica Barni – permetterà ad altre amministrazioni ed organizzazioni nazionali di avvalersi dell’esperienza maturata da Regione Toscana per favorire una maggior condivisione e interoperabilità di dati sul sistema dell’alta formazione e della ricerca”. “In un momento cruciale, in cui la condivisione e la trasparenza sul finanziamento alla ricerca, sui risultati e sulle competenze giocano un ruolo strategico per il paese – aggiunge – , la Regione Toscana ha aperto un cammino che speriamo veda la partecipazione di altre Regioni, Ministeri, Università ed enti di ricerca”.

Il portale toscano è nato tre anni fa come supporto alle politiche regionali all’interno dell’Osservatorio toscano della ricerca e dell’innovazione istituito presso la Conferenza regionale per la ricerca e l’innovazione e si avvale di Irpet, che è l’istituto di programmazione economica della Regione, in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana e con il supporto come partner tecnico internazionale di SIRIS Academic Sl di Barcellona. L’obiettivo era quello di integrare, rendere esplorabili e utilizzare i dati eterogenei sul sistema della ricerca, monitorare i risultati degli interventi effettuati e sviluppare a quel punto nuove politiche ancora più efficaci. Si è deciso di farlo con gli open data.

Attraverso Toscana Open Research è possibile infatti accedere a cinque diverse sezioni rivolte a docenti e ricercatori, studenti, cittadini, stakeholder istituzionali e imprese. Quel che ne esce fuori, in numeri, è il racconto del variegato mondo della ricerca in Toscana: un cruscotto utile per orientare le scelte di chi governa e massimizzare strumenti e risorse a disposizione, pescando tra i dati sugli insegnanti degli atenei o gli immatricolati e i laureati dei percorsi triennali, nell’indice di specializzazione della ricerca o tra i numeri dei fondi europei stanziati per i progetti innovativi nell’ambito dei bandi Fp7 e H2020, fino alle collaborazioni attivate tra università e imprese e le risorse regionali stanziate per l’innovazione.

(19 maggio 2020)

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