“Il quadro che ci restituiscono le indagini delle autorità inquirenti di Siena necessita di una riflessione profonda”. E’ il commento della vicepresidente Mia Diop riguardo agli esiti dell’indagine diretta dalla procura minorile di Firenze che ha portato alla denuncia da parte della Digos di Siena di 13 minori per apologia di fascismo, odio razziale, detenzione di armi e di materiale pedopornografico.
“Occorre certamente indignarsi e condannare – aggiunge Diop – perché queste ragazze e queste ragazzi sbagliano, hanno scelto di stare dalla parte sbagliata della storia e rivelano la propria terrificante visione della società intrisa di violenza, odio, fascismo. Occorre denunciare chi nel dibattito pubblico strizza l’occhio all’intolleranza e al razzismo e non si cura della responsabilità di ciò che le sue parole costruiscono o distruggono. Ma dissociarsi e declamare non basta”, spiega la vicepresidente, che ringrazia le forze dell’ordine e la magistratura minorile per il lavoro svolto.
L’indagine, inquietante e denominata convenzionalmente “Format 18”, è stata condotta dalla DIGOS della Questura di Siena sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze e ha fatto emergere un quadro di forte devianza giovanile sviluppatosi prevalentemente all’interno di circuiti virtuali. Le investigazioni sono scattate a seguito del ritrovamento e del conseguente sequestro di un fucile all’interno dell’abitazione di uno dei ragazzi coinvolti – tutti tra i 14 e i 17 anni al momento dei fatti. L’attività del gruppo si concentrava prevalentemente all’interno di chat di messaggistica e social network, piattaforme che venivano utilizzate come veri e propri ambienti di radicalizzazione e condivisione di materiale illegale e che ospitavano i gruppi virtuali all’interno dei quali circolavano messaggi, video e immagini riconducibili alla propaganda dell’odio razziale ed etnico, all’omofobia, alla celebrazione della superiorità della “razza bianca” e all’apologia delle ideologie fasciste e naziste, completi di simbologie estremiste, tutto accompagnato dallo scambio di materiale pedopornografico.
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L’operazione ha portato all’esecuzione di perquisizioni e decreti di sequestro nei confronti dei 13 minorenni, tutti residenti nel territorio senese ora indagati a vario titolo per detenzione illegale di armi, divulgazione di materiale pedopornografico, propaganda di idee fondate sull’odio razziale e apologia del fascismo.
“Siamo di fronte a ragazzi cresciuti nelle nostre scuole, nelle nostre città, figli di una Regione, la Toscana che ha pagato cara la conquista della libertà e della democrazia” ha commentato ulteriormente la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop, che oggi si impegna da più parti per tenere viva la Memoria, che ha, come scritto nello stesso Statuto, l’antifascismo tra i valori fondamentali”; è convincimento di Diop che i fatti di Siena “devono dare la scossa a tutta la società toscana, alle famiglie, e prima ancora alle istituzioni, che sono chiamate a intensificare il proprio impegno per costruire comunità coese, solidali, tolleranti. La Regione Toscana – così conclude il suo intervento a commento della vicenda la vicepresidente Diop – è pronta a dedicare sempre di più energie contro indifferenza, intolleranza e rigurgiti neofascisti, altresì però chiede che le agenzie educative, a partire dalla scuola, abbiano strumenti e risorse per costruire percorsi efficaci a diffondere tra le nostre ragazze e i nostri ragazzi la cultura del rispetto”.
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(19 maggio 2026)
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