Per qualsiasi italiano, celebrare il 25 aprile dovrebbe significare la difesa di valori ben precisi: quelli della Libertà e della Resistenza. Contrapporsi allo sfascio del diritto internazionale e al ritorno dell’imperialismo autoritario. Essere al fianco di tutti i popoli che difendono la propria libertà, a partire da quello ucraino. Costruire gli Stati Uniti d’Europa, il più grande piano di pace della storia. Eppure, ieri a Firenze qualcuno questa cosa non l’ha capita.
Hanno provato a intimidire chi portava simboli diversi da quelli da loro consentiti (!), poiché non allineati ai loro dogmi ideologici. “Nazisti” “andate via” “non lamentatevi se vi strappano le bandiere”, ci hanno urlato.
Non abbiamo risposto alle provocazioni, indirizzate peraltro anche alla sindaca Funaro, e abbiamo lasciato che le urla si sfogassero. Non sono stati momenti piacevoli ma, passate le tensioni, è rimasta una bella manifestazione. Mentre a Firenze ci davano dei nazisti, in altre città d’Italia è andata peggio. A Roma, Milano e Bologna, lo squadrismo ha violato il più sacro dei valori del 25 aprile: la libertà di manifestare. Le bandiere di Unione Europea e Ucraina sono state strappate di mano e bruciate. Alcuni amici sono stati malmenati e finiti in pronto soccorso. Tra questi, il presidente di +Europa, Matteo Hallissey.
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A questi squadristi della memoria a senso unico, diciamo che forse dimenticano. Dimenticano che la Resistenza è stata costruita da socialisti, democristiani, liberali, comunisti e, sì, perfino monarchici. Un patrimonio collettivo di tutte le forze politiche di ieri, eredità del popolo italiano di oggi.
Ecco, in fondo è sempre la stessa storia: il 25 aprile è divisivo solo per i fascisti. Neri, rossi e bruni.
Viva la Resistenza, viva la Liberazione.
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(26 aprile 2026)
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