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Paolo Nori presenta “Vi avverto che vivo per l’ultima volta” per “La città dei Lettori”

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“E noi, che cosa stiamo diventando? E io, cosa sono diventato?” si chiede Paolo Nori. La risposta viene da una lontananza che in verità brucia distanze e porta con sé, come se fosse turbine di visioni, di fatti, di sentimenti, e naturalmente di poesia, la vita di Anna Achmatova. “Vi avverto che vivo per l’ultima volta”, il nuovo libro del romanziere e saggista Paolo Nori pubblicato da Mondadori, sarà il protagonista dell’evento di martedì 20 giugno ore 18.00 alla Biblioteca comunale di Bagno a Ripoli, Firenze (via Belmonte 38). Dopo il felice successo di “Sanguina ancora” (Mondadori), con il quale ha raccontato la biografia e l’opera di Dostoevskij attraverso l’impatto che questa ha avuto sul proprio vissuto, lo scrittore torna in libreria con un testo in parte romanzo e in parte memoir e saggio, con al centro il vissuto della poeta Anna Achmatova, attraverso la quale si parla di noi, persone dell’Occidente, della Russia, dell’Ucraina e dell’Italia di quegli anni. L’iniziativa, nell’ambito degli incontri de La città dei lettori, progetto a cura di Fondazione CR Firenze e Associazione Wimbledon APS, è in collaborazione con Biblioteca comunale di Bagno a Ripoli e con Comune di Bagno a Ripoli (ingresso gratuito senza prenotazione, info www.lacittadeilettori.it).

“Vogliamo raccontare” – dice Nori – “la storia di Anna Achmatova, una poetessa russa nata nei pressi di Odessa nel 1889 e morta a Mosca nel 1966. Anche se Anna Achmatova voleva essere chiamata poeta, non poetessa, e non si chiamava, in realtà, Achmatova, si chiamava Gorenko; quando suo padre, un ufficiale della Marina russa, seppe che la figlia scriveva delle poesie, le disse “Non mischiare il nostro cognome con queste faccende disonorevoli”. Allora lei, invece di smettere di scrivere versi, pensò bene di cambiar cognome. E prese il cognome di una sua antenata da parte di madre, una principessa tartara: Achmatova”. Anna era una donna forte, una donna che “con la sola inclinazione del capo – come ebbe a dire Iosif Brodskij, suo amico e futuro premio Nobel – ti trasformava in homo sapiens”. “Suora e prostituta” per i critici sovietici, esclusa dall’Unione degli scrittori, privata degli affetti più cari, diventata, durante la Seconda guerra mondiale, la voce più popolare della Russia sotto l’assedio nazista, indi rimessa al bando, sorvegliata, senza mezzi. Ha profuso ostinazione e fermezza. Ha patito come patiscono le anime che, anche quando cedono, non cedono. Non ha smesso di scrivere, anche quando la sua poesia si poteva soltanto passare di bocca in bocca. Ha saputo, alla fine della sua vita, essere quel che voleva diventare: la più grande poetessa, anzi, il più grande poeta russo dei suoi tempi.

Paolo Nori (Parma, 1963), è laureato in letteratura russa e ha pubblicato romanzi e saggi, tra i quali “Bassotuba non c’è” (1999), “Si chiama Francesca, questo romanzo” (2002), “Noi la farem vendetta” (2006), I malcontenti (2010), “I russi sono matti” (2019), “Che dispiacere” (2020) e “Sanguina ancora” (2021). Ha tradotto e curato opere, tra gli altri, di Puškin, Gogol’, Lermontov, Turgenev, Tolstoj, Čechov, Dostoevskij, Bulgakov, Chlebnikov, Charms.

Ulteriori informazioni: www.lacittadeilettori.it.

 

 

(15 giugno 2023)

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