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Il gattile, la gattara cafona e le “regole” per sentirsi qualcuno

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di Paolo M. Minciotti

Non ho più un felino in giro per casa, vivono sempre troppo poco, da qualche mese; ho effettuato un recente trasloco – e tutte e tutti voi sapete quanto duri un trasloco, anche dopo avere scaricato e presumibilmente sistemato tutto – e sono alla ricerca di un nuovo compagno felino. Dev’essere femmina, come tutte le precedenti, a parte l’ultimo, ed ho cominciato a guardarmi in giro.

Settimanalmente, proprio sotto casa, pretende di fare bella mostra di sé un banchetto con un paio di gabbiette, dentro le quali stazionano dormienti due o tre gattini, banchetto dal quale mi sono sempre prudentemente tenuto alla larga per l’atteggiamento di quella che sembrava essere, da lontano, la gerente della storia affidataria, che non si confà al mio carattere un po’ caustico quando sente aria di imposizione. Mi aveva infastidito, osservando da lontano ma non troppo, una sua frase che diceva “verremo a casa sua ogni mese per controllare come sta il gattino”. Prego? Lei? A casa mia? Agg a murì accis…

Tuttavia stamattina, scendendo casualmente in strada, ho visto al banchetto una gradevolissima signora bionda con un bellissimo sguardo, e mi sono avvicinato chiedendo informazioni. Si tratta di un’associazione che si occupa di adottare [sic] i gattini e le loro madri, sterilizzandole e bla bla bla e “deve parlare con lei”, e mi indica la gerente di cui sopra la quale, con piglio da colonnello risponde alla mia richiesta di una gattina più giovane appena svezzata con una incredibile e tristissima storia di gattini appena svezzati che “devono essere regalati in coppia altrimenti piangono“, in una trasposizione personale e un po’ malata del rapporto tra madre-figlio tra gli umani; ribatto che si tratta di una sua opinione personale e la mia esperienza mi ha insegnato che non è così. Così lei, non aspettava che il momento giusto per dimostrare il suo potere, mi risponde: “Queste sono le nostre regole”.

Così la guardo dritto in faccia e le restituisco il suo biglietto da visita: “Allora si tenga le sue regole e i suoi gatti” lasciandole stampato in faccia, come un ebete, il sorriso da guarda come sono gentile che aveva usato cercando di sedurmi. Le ho risparmiato che non c’è niente di più penoso di chi si ritaglia uno spazio dedicandosi a qualsiasi causa (o alla qualsiasisemplicemente per stabilire regole ridicole utili soltanto ad alimentare piccole vanità da poveracci. La gattina me la cerco da solo. E non piangerà. Sicuro.

 

(25 agosto 2022)

©gaiaitalia.com 2022 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 

 



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