“Nel 2026, l’Italia è ancora un Paese in cui intolleranza e pregiudizio consumano nel profondo persone e famiglie. Di fronte all’esempio estremo di Camaiore, ci domandiamo se il Ministro Valditara sia ancora dell’idea proposta nel suo ddl di recente approvato, ovvero se pensa che anche un genitore come Piero Moriconi possa rivendicare l’esclusiva sull’educazione sessuo-affettiva in famiglia”. A porre il quesito è Rosario Coco, presidente Gaynet in una nota. “Sebbene l’effettiva motivazione del gesto sia ancora da accertare, sappiamo con certezza che Mirko Moricone aveva più volte espresso di essere tormentato dall’omofobia del padre, fino al punto di scrivere sui social brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay“.
“I dati ci dicono chiaramente – continua la nota – che Piero Moriconi è la punta della punta di un iceberg, viste le migliaia di richieste alle linee di aiuto ogni anno, visto il fatto che si registra un episodio di omolesbobitransfobia ogni 2 giorni (omofobia.org), visto che oltre metà delle persone LGBTQIA+ in Italia non stringe la mano alla compagna o al compagni, quando in coppia cammina per strada (dati FRA). Nonostante questo, l’Italia è l’unica tra i fondatori UE a non avere una legge nazionale sull’educazione sessuo-affettiva e, come se non bastasse, il ddl Valditara appena approvato prevede che le scuole che vorranno parlare di diversità, violenza di genere, affettività, debbano chiedere il permesso alle famiglie, inclusi quei tanti padri che la pensano come Piero Moriconi. A questo si aggiunge il fatto che rimaniamo ultimi con la Polonia in tutta l’Unione a non poter riconoscere nell’ordinamento i crimini d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere. Il nostro pensiero” – conclude la nota di Coco, presidente di Gaynet – “va infine ai tanti genitori che scendono in piazza con i loro figli nei Pride e che spesso conducono la stessa battaglia solitaria della mamma di Mirko, Kety, che ha perso la vita per difendere il figlio”.
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(25 giugno 2026)
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