“L’AI ha già trasformato il design nel giro di sei mesi e, nel prossimo anno e mezzo, non in dieci, cambierà tutto”. Lo ha detto Matteo Cibic a margine del talk “AIdentities | Traces of Self and Possible Worlds”, svoltosi ieri nella sede fiorentina di Accademia Italiana (Piazza de’ Pitti 15), nell’ambito di Pitti Immagine Uomo 110. L’appuntamento è stato introdotto da Nicola Accurso, general manager del Gruppo AD Education. Alla tavola rotonda, che ha aperto un dialogo sui temi dell’innovazione, dell’heritage, della sostenibilità e della progettualità, hanno partecipato Filippo Pernisco (direttore accademico Accademia Italiana), Andrea Cavani (Casa del Made in Italy Firenze), Pierangelo Quintieri (Manteco), Vera Innocenti (Fabric House), Andrea Taborelli (Taborelli) e Cecilia Rinaldi (coordinatrice Fashion Design Accademia Italiana).
Dopo Firenze, il secondo evento si svolgerà a Roma giovedì 25 giugno, dalle ore 18:30 presso la sede romana di Accademia Italiana (via dello Scalo S. Lorenzo 10), nell’innovativo campus dentro The Social Hub. Ad aprire i lavori è stato Nicola Accurso, Managing Director del Gruppo AD Education Italy, che ha introdotto il tema con una riflessione sul bisogno contemporaneo di appartenenza: “Credo sempre di più nel concetto di identità collettiva, perché le persone, specie dopo la pandemia, avvertono la necessità di sentirsi parte di qualcosa di più grande. In Accademia Italiana stiamo puntando su due cose: imparare e trasmettere emozioni. La nostra scuola agevola l’esistenza di una community, con studenti internazionali che favoriscono un’atmosfera multiculturale”.
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Cibic – artista transmediale noto per i suoi oggetti giocosi e antropomorfi, formatosi al Politecnico di Milano, alla Kingston University e a Fabrica, con opere esposte al MAD di Parigi, alla Biennale di Design di Saint-Étienne, al Triennale Design Museum di Milano e al Museo del Gioiello di Vicenza – ha offerto una lettura lucida e positiva rispetto al cambiamento in corso. “Con l’intelligenza artificiale avremo prodotti e servizi sempre più personalizzati e per il nostro settore significherà molto più lavoro. L’AI cambia le cose non nella fase dell’ideazione, ma in quella della visualizzazione: i clienti possono vedere in modo più veloce e più realistico il work in progress e il risultato finale. Già adesso io riesco ad evitare i passaggi più macchinosi e meccanici, risparmiando tempo che impiego per studiare. Di umano – ha precisato – rimarranno sempre il pensiero e la capacità di raccontare i prodotti”.
L’artista ha chiuso i lavori della tavola rotonda dopo aver firmato la curatela dei Final Work 2026 degli studenti dell’istituto (ruolo affidato ogni anno a una figura di rilievo del panorama creativo internazionale, dopo Fabio Viola nel 2024 e Matteo Ward nel 2025). Nei mesi precedenti ha accompagnato gli studenti delle sedi di Firenze e Roma in un percorso progettuale e curatoriale attorno al tema dell’identità. Un’esperienza che lo ha positivamente impressionato: “Lavorare con questi giovani è stata una gioia. Credo si debba rivendicare il loro diritto all’opacità: comunicano in un modo che a noi più grandi può sembrare difficile da comprendere, ma è il linguaggio della loro generazione, delicato, elegante, capace di affrontare anche temi politici con grazia, attraverso i new media”.
Sul domani professionale delle nuove leve, il messaggio è altrettanto limpido: “Credo che vada difesa la possibilità di un futuro desiderabile. Esistono oggi ingenti capitali che attendono di essere investiti in progetti: è un momento in cui è facile scalare dall’idea alla realizzazione. Anche senza risorse, ma con un sogno, tutto diventa possibile. A noi designer rimane il compito di immaginare mondi alternativi, partendo da un’idea e trovando poi chi ci creda”. Agli studenti anche un invito a guardare oltre i confini: “Il fatto che all’Accademia i ragazzi italiani abbiano colleghi provenienti da tutto il mondo è prezioso. Andate fuori, viaggiate, capite come vivono i vostri amici e riportate quelle esperienze nelle aziende del paese”.
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Andrea Cavani, per Casa del Made in Italy Firenze, ha portato dati concreti: “L’Italia conta oggi 517 imprese capaci di realizzare beni irripetibili ed in questo è seconda soltanto alla Cina nel mondo. Le scuole come questa forniscono nuova energia alle imprese: è fondamentale, perché gli imprenditori fanno fatica con il ricambio generazionale”.
Al termine del dibattito, ospiti e pubblico hanno visitato i Final Work esposti, dal gioiello contemporaneo alla rielaborazione di antiche tessiture turche, dalla fotografia sociale ai progetti di rigenerazione urbana dedicati a Via Palazzuolo, fino alla ricerca sui materiali sostenibili e alle sperimentazioni tra design, moda e nuove tecnologie. Il tutto corredato da una affascinante Fashion Design Performance a cura di Kinesis, in cui corpo e movimento hanno dialogato con i lavori in mostra: modelli-ballerini si sono vestiti di creazioni sartoriali davanti al pubblico in contemplazione. La serata si è chiusa con un aperitivo e il dj set di Luksek.
(17 giugno 2026)
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