“Con Carlo Ginzburg perdiamo uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, uno storico che ha saputo rivoluzionare il modo di guardare al passato e di raccontarlo. Attraverso i suoi studi, e in particolare con la lezione della microstoria, ha insegnato a generazioni di studiosi e lettori che anche le vicende apparentemente marginali possono illuminare i grandi processi della storia”. Così l’assessora alla cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, appresa la notizia della scomparsa del grande storico.
“La sua figura – prosegue – è stata profondamente legata alla Toscana, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e a quel patrimonio culturale rinascimentale che ha contribuito a interpretare con rigore, originalità e straordinaria capacità di lettura delle fonti. Proprio in questi giorni, il suo nome è tornato al centro del dibattito culturale grazie alle riflessioni che hanno accompagnato il nuovo allestimento delle opere di Botticelli agli Uffizi, dove il dialogo tra la Primavera e la Nascita di Venere richiama quel metodo di lettura delle immagini e dei simboli che Ginzburg ha contribuito a rendere fecondo e attuale.
Con la sua scomparsa il mondo della cultura perde una voce autorevole, libera e appassionata, capace di coniugare ricerca, senso critico e impegno civile. Resta un’eredità intellettuale immensa – conclude Manetti – che continuerà a parlare alle nuove generazioni e a guidare chiunque creda nel valore della conoscenza come strumento di libertà”.
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(17 giugno 2026)
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