Nel sistema informatico degli Uffizi c’era una falla, con un punto debole individuato nel programma che gestisce il flusso delle immagini in bassa risoluzione, accessibile dal sito istituzionale e da quel punto debole i ladri sono entrati ovunque e si sono impossessati di tutti quanto collegato al server: computer, telefoni, anche quello del direttore. Per mesi nessuno si è accorto di nulla, così i ladri informativi hanno avuto tutto il tempo necessario ad impossessarsi di tutto. Lo scrive il Corriere.
Tutto significa, nel dettaglio, codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi, uscite e percorsi di servizio oltre a telecamere di sorveglianza e sensori. E’ arrivata persino la richiesta di riscatto al Museo degli uffizi e se non pagheranno i ladri sarebbero pronti a vendere sul dark web tutto ciò che hanno. Cioè il Museo. E francamente non si capisce come possano essere presi con tanta leggerezza gli aggiornamento ai sistemi che, secondo logica, dovrebbero essere effettuati immediatamente. Cosa che vale per colossi come gli Uffizi tanto quanto per il privato cittadino.
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L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale guidata dal prefetto Bruno Frattasi, ha preso la faccenda estremamente sul serio, scrive ancora il Corriere, gli hacker conoscono la struttura interna degli Uffizi fin nei minimi dettagli e potrebbe averne in mano chiavi e logica di gestione, comprese tutte le informazioni sulla macchina della sorveglianza. Hanno studiato tutto nei minimi dettagli passando mesi a carpire informazioni da un computer all’altro, da un telefono all’altro, insieme ad agende, rubriche, messaggi, mail, documenti riservati.
Il direttore Verde, interpellato dal Corriere della Sera, ha ritenuto di non commentare.
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(3 aprile 2026)
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