di Redazione Livorno
“Il film che smentisce i luoghi comuni sulle navi umanitarie”
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“Un episodio grave, per fortuna senza conseguenze per le persone, ma che alimenta la preoccupazione per le condizioni... →
In occasione dell’anniversario della strage di Cutro, Marco Daffra parteciperà con la Carovana Migranti e la Rete 26 febbraio facendo varie proiezioni nei luoghi della commemorazione, che costituiscono il momento centrale di un vasto tour per la nostra penisola, a testimonianza dell’enorme interesse che il tema migranti suscita nella popolazione italiana, soprattutto giovanile, nonostante le scriteriate politiche del governo Meloni.
- Lunedì 17 febbraio h 10.00. Esclusivamente per il Liceo Cecioni, Cinema 4 mori, Livorno
- Martedì 18 febbraio, h 21.00. Sede di Libera, Via Stamira n°5, Roma
- Mercoledì 19 febbraio, h 18.30, Club Nautico di Gaeta, Piazza Carlo III, Gaeta
- Giovedì 20 febbraio, h 17.00. Castello Ducale, Marigliano (Napoli). Con la Carovana Migranti
- Venerdì 21 febbraio, h 15.30. Sede Filcams-Cgil, Piazza Giuseppe Garibaldi n° 101, Napoli
- Sabato 22 febbraio, h 19.00. BiblioErica, Piazza Santini, Capaccio Scalo, Salerno
- Domenica 23 febbraio, h 17.00. Palazzo Spadafora, Cosenza. Con la Rete 26 febbraio
- Lunedì 24 febbraio, h 11.00. Liceo Gravina, Crotone. Con la Carovana Migranti e Rete 26 febbraio
- Lunedì 24 febbraio, h 17.00. Lega Navale, Crotone. Con la Carovana Migranti e Rete 26 febbraio
Nel 2023 Marco Daffra e la sua cinepresa hanno navigato da Carrara a Siracusa per più di mille chilometri sulla nave Open Arms. Daffra è poi volato in ricognizione di naufraghi con Pilotes Volontaires. Il regista ha infine intervistato tanti protagonisti a Lampedusa, centro nevralgico degli sbarchi di migranti, come testimonia il monumento “Porta di Lampedusa – Porta d’Europa”.
Tra le interviste, spiccano quelle del dottor Pietro Bartolo, “il medico di Lampedusa” e quella di Padre Bernardo Gianni, Abate di San Miniato a Monte.
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Dice Bartolo, che visitò 350mila sbarcati a Lampedusa: “Si parla ancora di “emergenza sbarchi” quando invece da decenni c’è un fenomeno strutturale. Hanno criminalizzato i migranti. Dicono: sono alieni, vengono a rubare il lavoro, c’è l’invasione, portano malattie. Hanno propagato “un’informazione tossica” che diffonde pregiudizio e rancore. Dicono questo perché non hanno mai visto negli occhi il terrore di queste persone. Allora bisogna fare una contro narrazione, raccontare la verità.”
“San Bernardo di Chiaravalle – osserva Padre Bernardo Gianni nel film – diceva che la misura dell’amore è non avere misura. E così sento di poter dire su un altro versante analogo all’amore, la misura del salvare è non aver misura. Qualsiasi legge, disciplina, regolamento che intenda contenere questo impeto del cuore che fa grandi le persone che si dedicano al salvataggio di vite altrui (…) è davvero un attentato alla dignità.”
L’azione umanitaria è ora ostacolata da leggi e ingiunzioni perentorie che impongono alle navi umanitarie “porti lontani” anche oltre mille chilometri e molti giorni di navigazione – ulteriori giorni in mare che gli scampati, già stremati e in cattive condizioni sanitarie e psicologiche, devono subire, spesso nel maltempo.
La “politica dei porti lontani” è aggravata dalla proibizione di soccorsi plurimi, da processi, multe, blocchi delle navi in porto, e da sanzioni draconiane e spesso illegittime contro gli equipaggi delle navi umanitarie. Questa politica ha sottratto al soccorso più di 300 giornate-nave nel solo 2023. Quante vite avrebbero potuto essere salvate, se invece le navi umanitarie fossero rimaste operative a Sud dell’Italia, là dove sono più necessarie?
Come ha scritto Avvenire “il film smentisce i luoghi comuni sulle navi umanitarie”, accusate di favorire l’immigrazione clandestina e di complicità con i passatori marittimi, spesso con argomentazioni che in tribunale si rivelano inconsistenti, come nel caso delle navi Ocean Viking, Sea Watch 5, Humanity 1, e come nel clamoroso maxiprocesso alla nave umanitaria Juventa, nel quale la stessa accusa ha richiesto l’assoluzione, dopo 8 anni di udienze, 3 milioni di euro di spese, il sequestro e la rovina della nave, e la perdita di più di 2000 giornate-nave di soccorso. In effetti, le navi umanitarie hanno sbarcato ultimamente meno del 10% dei superstiti, mentre la grande maggioranza degli sbarchi si deve ai meritevoli soccorsi di Guardia Costiera, Guardia di finanza, Marina militare e navi commerciali, nonché a imbarcazioni autonome.
In 30 anni le morti di migranti accertate in Mediterraneo sono 50mila, ma in realtà sono ben di più perché è testimoniato che molte imbarcazioni, con migliaia di migranti, sono partite ma mai arrivate. Per fortuna, però, molte più vite sono state salvate, un grande miracolo che continua a ripetersi ogni giorno grazie anche ai volontari che “tendono le mani ai naufraghi del Mediterraneo”, persone che il documentario di Marco Daffra ci permette di conoscere e di ascoltare, dando così voce ad una verità che dovrebbe essere gridata ma che, purtroppo, viene travisata.
“E’ un delitto reprimere la speranza”, questa è la frase con cui si conclude il docufilm.
(14 febbraio 2025)
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