Empoli, dà in escandescenze alla Casa di comunità. Solidarietà dell’assessora agli operatori
“Un episodio grave, per fortuna senza conseguenze per le persone, ma che alimenta la preoccupazione per le condizioni... →
La storia risale a qualche tempo fa. Una psicologa era stata autorizzata dal direttore a stare in classe con gli allievi della scuola elementare per esaminarne il comportamento e scrivere una relazione, in particolare su un ragazzino considerato troppo “vivace”, senza che i genitori ne fossero stati informati. La presenza della psicologa era stata richiesta da due insegnanti.
La famiglia del ragazzini “vivace” avevano fatto causa: “violenza privata” non configurabile, aveva deciso il Gup di Arezzo, ma la Cassazione ha detto il contrario. C’è stata violenza privata di tutta l’equipe scolastica perché il consenso è imprescindibile soprattutto quando, come recitava il reclamo dei genitori del bimbo “sorvegliato speciale” a loro insaputa, si realizzi “un trattamento sanitario senza consenso, per di più su un minore, in danno anche e soprattutto dei genitori”.
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(8 settembre 2017)
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