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Arezzo celebra Francesco Redi, il primo medico dei Medici, nel quadricentenario dalla nascita, nella sua città di origine

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Il Libro dei Ricordi, iniziato a compilare poco più che ventenne, per la prima volta esposto al pubblico; le illustrazioni che commissionava agli incisori del tempo; due vocabolari dell’Accademia della Crusca con glosse manoscritte; la storia della creazione degli occhiali; la segretissima ricetta del cioccolatte al gelsomino, una lavorazione con polvere di cacao, vaniglia, cannella e fiori freschi della durata di “dieci o dodici giorni”, tanto amata dal Granduca di Toscana Cosimo I, e persino un elogio ai vini della Toscana nato per una riunione scherzosa con accademici, che diventò poi una opera vera e propria. Sono solo alcune delle 70 opere in esposizione per “Francisci Redi patricii arretini: la (ri)scoperta del genio”, l’iniziativa che celebra Francesco Redi, una delle figure più significative della cultura scientifica e letteraria del XVII secolo italiano, il primo medico dei Medici, nel quadricentenario dalla nascita, nella sua città d’origine.

La mostra bibliografica, organizzata da Fondazione Guido d’Arezzo, in collaborazione con il Comune e la Biblioteca di Arezzo, con il patrocinio di Regione Toscana, a cura di Elisa Boffa, si inaugurerà mercoledì 2 aprile alle ore 18 presso la Galleria Comunale D’arte Contemporanea (piazza S.Francesco, 4, Arezzo) e sarà visitabile fino al 7 giugno. All’inaugurazione parteciperanno il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, l’assessore alla cultura della Regione Toscana Cristina Manetti e la curatrice Elisa Boffa.

Dichiara il sindaco Alessandro Ghinelli: ”Rendiamo omaggio a una delle menti più brillanti e rappresentative che Arezzo abbia espresso nel corso della sua storia, uno studioso capace di unire scienza, letteratura e impegno civile, incarnando pienamente lo spirito del suo tempo senza mai perdere il legame profondo con la propria città. La mostra si propone non solo quale importante occasione di riscoperta della sua opera e della sua figura complessa e affascinante, ma anche come momento di riflessione sul valore del nostro patrimonio culturale e documentario. Riscoprire Redi significa, infatti, riaffermare il ruolo della cultura come elemento fondante della nostra identità e come leva essenziale per costruire consapevolezza e futuro. Arezzo, attraverso iniziative come questa, continua a valorizzare i suoi grandi protagonisti e a rinnovare la propria vocazione a essere luogo di conoscenza, ricerca e bellezza”.

Aggiunge l’assessore alla cultura della Regione Toscana Cristina Manetti: “Celebrare Francesco Redi nel quadricentenario della nascita significa restituire alla Toscana e all’Italia una figura straordinaria, capace di unire sapere scientifico e sensibilità umanistica in un equilibrio ancora oggi attuale. Questa mostra rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire un protagonista della modernità, profondamente legato alla sua terra ma allo stesso tempo inserito in una rete culturale europea di altissimo livello. Come Regione Toscana siamo orgogliosi di sostenere iniziative che valorizzano il nostro patrimonio culturale e scientifico, rendendolo accessibile e vivo per le nuove generazioni. Arezzo, con questa esposizione, riafferma il suo ruolo di città della cultura e della conoscenza, capace di raccontare le proprie radici guardando al futuro”.

Nel panorama scientifico italiano ed europeo del Seicento, l’aretino Francesco Redi (1626-1697) fu un protagonista di primo piano. Attraverso documenti, manoscritti e volumi a stampa che raccontano non solo la sua produzione scientifica e letteraria, ma anche le relazioni culturali e personali che egli intrattenne con l’élite intellettuale della Toscana del suo tempo, “Francisci Redi patricii arretinil” restituisce l’immagine di uno studioso profondamente radicato nella sua terra, capace di lasciare un segno duraturo nella storia della scienza, della letteratura e della cultura europea. L’esposizione è articolata in nove sezioni tematiche: Francesco, le ricordanze e la genealogia; La Libreria rediana; Il legame indissolubile con Arezzo; Dalle vipere in poi: le opere scientifiche; Sull’uso della parola: i vocabolari e gli accademici; Bacco e gli altri scritti letterari; Eruditi, colleghi e allievi; La discendenza Redi; Dopo di lui: opere postume.

In mostra anche edizioni a stampa post 1501, particolarmente pregevoli e rari, che Redi acquistò presso editori e librai italiani con cui intratteneva un fitto carteggio finalizzato all’accrescimento della sua libreria. Altri testi furono donati all’Archiatra da amici, scienziati e letterati che ritenevano il suo giudizio particolarmente autorevole. Successivamente, la raccolta si arricchì ulteriormente grazie ai suoi discendenti.

Scienziato e cortigiano, letterato e medico personale dei Granduchi di Toscana Ferdinando II e Cosimo III, accademico della Crusca, del Cimento e dell’Arcadia, Francesco Redi è una figura centrale nella nascita della modernità scientifica e uno degli ultimi grandi ingegni enciclopedici della cultura occidentale, capace di muoversi con straordinaria versatilità tra discipline diverse: dall’anatomia alla filologia, dalla sperimentazione scientifica alla poesia, dall’elaborazione di ricette mediche alla consulenza sanitaria per amici e collaboratori. Le sue ricerche naturalistiche, anatomiche e fisiologiche accolsero la grande tradizione galileiana, estendendo il metodo delle ‘sensate esperienze’ dall’ambito delle scienze fisico-matematiche a quello della medicina e della biologia. Lo scienziato fu celebre, ad esempio, per aver confutato la teoria della generazione spontanea degli insetti, dimostrando sperimentalmente che dalle carni putrefatte non nasceva alcun organismo se un insetto non vi deponeva le uova. Le sue descrizioni metodiche dei parassiti, inoltre, costituiscono il primo nucleo della parassitologia moderna. Gli interessi scientifici di Redi raggiunsero l’apogeo nel decennio 1657-1667, gli anni dell’Accademia del Cimento di cui fu membro autorevole. La sua prima pubblicazione del 1664 rappresentò una notizia sensazionale per l’epoca poiché, con l’evidenza dei fatti, riuscì a superare la vasta letteratura medievale e le credenze della medicina tradizionale.

Redi, oltre ad essere medico e scienziato, fu anche letterato, scrittore e poeta dai gusti raffinati. Seppe coniugare, in una sintesi raramente ripetibile, le cosiddette ‘ due culture’: la passione per la ricerca scientifica con l‘estro fantastico delle belle lettere e il gusto umanistico della lingua con il rigore del procedimento sperimentale. Una delle sue opere più celebri è il Bacco in Toscana, componimento del Redi in cui elogiava il vino della regione. L’opera, pubblicata per la prima volta nel 1685 come scherzo anacreontico, crebbe con gli anni, cambiando forme e titolo, fino a divenire un lunghissimo polimetro. Le mille abilità di Redi sono testimoniate anche dai suoi componimenti poetici, come i sonetti e le prose letterarie pubblicati postumi. Francesco confidò a Lorenzo Magalotti di riuscire a dedicarsi ai sonetti “a tempo perso”, nei momenti in cui era costretto ad aspettare che il Granduca si svegliasse.

Dichiara la curatrice Elisa Boffa: “Francesco Redi ad Arezzo non visse mai, ma vi fu sempre connesso in maniera importante, attraverso la famiglia e le importanti istituzioni culturali che aiutò a sviluppare, come la prima Biblioteca pubblica della Fraternita o la allora nascente Biblioteca dei Gesuiti, una rivoluzione per l’epoca seicentesca. E stato un personaggio più noto che conosciuto, più citato che studiato, come sostiene Walter Bernardi, storico della scienza e professore presso l’Università di Siena, noto per essere uno dei suoi principali studiosi, perché ha sempre avuto una molteplicità di interessi, dalle vipere alla prima monografia sugli occhiali da vista. Per questo l’esposizione parla di riscoperta del genio. Ogni testo rivela una storia che va oltre la semplice materialità del manufatto, offrendo uno sguardo sulle relazioni, sulle passioni intellettuali e sull’attività scientifica dello studioso. In questo modo i documenti ‘parlano’, componendo il mosaico di una personalità poliedrica e di una stagione straordinaria della cultura europea. Redi non usufruì mai della Villa degli Orti che comprò ad Arezzo come buon ritiro perché morì a Pisa al seguito della corte granducale, tuttavia le sue spoglie riposano qui”.

Accanto alle opere scientifiche e poetiche trovano spazio testimonianze della sua intensa attività epistolare, dei consulti medici rivolti a studiosi e amici, e della sua straordinaria biblioteca personale, ricchissima di manoscritti e libri a stampa, specchio della vastità degli interessi del genio aretino. In particolare l’esposizione ricorda il ruolo svolto da Redi nella vita culturale di Arezzo: partecipò infatti alla fondazione dell’Accademia dei Forzati Arcadi nel 1692 con il nome di Anicio Traustio e fu proprio lui ad approvarne l’emblema.

Tra i documenti presentati in mostra emerge ad esempio il Libro dei Ricordi, una sorta di diario redatto dallo studioso e ordinato cronologicamente, appena restaurato e consultabile presso la Biblioteca su richiesta, nel quale egli annotava con precisione spese, entrate, vendite e concessioni ricevute nonché la dispensa ottenuta dall’Inquisitore di Roma per accedere alla lista dei libri proibiti (disposizione esclusiva che gli veniva rinnovata ogni 3 anni). Il manoscritto, infine, rivela non soltanto aspetti della sua vita quotidiana, ma anche la fitta rete di relazioni con familiari, collaboratori, membri della corte e studiosi dell’epoca.

Un’attenzione particolare è dedicata alle origini familiari e al rapporto con la città natale. Primogenito di nove figli di Gregorio Redi e Cecilia de’ Ghinci, Francesco nacque ad Arezzo il 18 (o forse il 25) febbraio 1626 e fu battezzato nella Chiesa di Santa Maria della Pieve. Il padre, medico affermato, si trasferì con la famiglia a Firenze nel 1642, dove ottenne la cittadinanza fiorentina e ricoprì anche il ruolo di archiatra granducale. La famiglia Redi apparteneva al patriziato cittadino e possedeva diversi beni e proprietà, tra cui la villa degli Orti e il palazzo in Borgo Maestro. Nonostante la lunga permanenza a Firenze, Redi mantenne sempre un forte legame con la sua città d’origine. Non si sposò e non ebbe figli e per tutta la vita rimase profondamente legato ad Arezzo, alla quale destinò frequenti donazioni di libri, denaro e oggetti preziosi. Contribuì in modo significativo all’accrescimento della biblioteca della Fraternita dei Laici e alla costituzione della biblioteca del Collegio dei Gesuiti fondato in città nel 1687. Inoltre, grazie al prestigio acquisito negli ambienti culturali della corte medicea, divenne spesso il punto di riferimento per molti corrispondenti aretini che si rivolgevano a lui per questioni culturali o amministrative.

Informazioni: info@fondazioneguidodarezzo.com | fondazioneguidodarezzo.com.

 

 

(26 marzo 2026)

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